Manifesto editoriale AI
Chiese di Roma
Il progetto “Chiese di Roma” nasce da una scelta precisa: usare l’Intelligenza Artificiale non per inventare contenuti, ma per rendere accessibile conoscenza culturale affidabile.
L’AI non è un autore. È un’infrastruttura editoriale.
Questo approccio è coerente con modelli di trasparenza già adottati in ambito pubblico, come il City of Helsinki AI Register, che documenta in modo esplicito come e per quali scopi l’Intelligenza Artificiale viene utilizzata nei servizi istituzionali.
I contenuti sono generati a partire da fonti selezionate, verificati e contestualizzati, aggiornabili nel tempo, distinguibili da opinioni o narrazioni arbitrarie.
Ogni testo pubblicato risponde a una domanda semplice:
“In quali condizioni questa informazione può essere considerata attendibile?”
Rifiutiamo: testi suggestivi ma non fondati, prompt creativi senza responsabilità, semplificazioni che sacrificano il significato.
Progettiamo sistemi che esplicitano i limiti, separano generazione e validazione, rendono il contenuto affidabile, non solo leggibile. Per raggiungere l’obiettivo non ci può affidare ciecamente alla generazione di testi plausibili consci del fatto che l’AI non comprende, non conosce, non spiega ma sfrutta modelli statistici per confezionare testi credibili. Andare oltre la facile generazione si può e si deve fare per poter rendere gli algoritmi un supporto alle decisioni non i decisori.
Adottiamo questo sistema perché il patrimonio culturale non ha bisogno di essere amplificato. Ha bisogno di essere raccontato con rigore e di essere reso accessibile.
Vogliamo sostenere la conoscenza usando l’AI come agency, non come autore. Nel progetto Chiese di Roma, l’Intelligenza Artificiale non serve a stupire, ma a rendere la conoscenza accessibile.
Per agency intendiamo l’uso dell’Intelligenza Artificiale come infrastruttura operativa che supporta l’azione umana, senza produrre conoscenza autonoma né sostituire il giudizio critico.